Novaya Gazeta chiude definitivamente, dopo trentatré anni di attività raccontando la Russia senza compromessi. La notizia, riportata da Internazionale, arriva al culmine di una lunga campagna di pressione da parte delle autorità, che ha progressivamente tolto al giornale ogni spazio di manovra.

La stretta inizia nel 2022, con le leggi che introducono pene detentive per il cosiddetto “discredito” delle forze armate e per la diffusione di notizie considerate false sull’operato dell’esercito. Il 28 marzo di quell’anno Novaya Gazeta sospende spontaneamente le pubblicazioni dopo un formale avvertimento da parte di Roskomnadzor, l’agenzia statale per le comunicazioni, per non aver indicato lo status di “agente straniero”.

A settembre 2022 le autorità revocano la licenza di stampa del giornale, e a novembre viene bloccato il sito. La redazione a Mosca continua a lavorare online, sempre più circoscritta dalle regole della censura militare. Nel 2023 le rotative del giornale vengono sequestrate e le tipografie nazionalizzate.

Dmitry Muratov, storico direttore e premio Nobel per la pace nel 2021, viene dichiarato “agente straniero” e lascia la direzione a Sergei Sokolov, che a febbraio 2024 viene multato per aver “screditato” le forze armate.

Ad aprile 2024 il redattore Oleg Roldugin viene arrestato con l’accusa di uso illecito di dati personali: attualmente è agli arresti domiciliari in attesa di processo. Secondo il giurista Vitaly Maryasov, citato da Internazionale, Roldugin è il primo giornalista perseguito per l’uso di dati personali nel lavoro d’inchiesta.

A inizio settembre 2026, Novaya Gazeta viene inserita nella lista degli “agenti stranieri”, un marchio che comporta isolamento economico e reputazionale. Molti giornalisti avevano già lasciato la Russia nel 2022 e avevano fondato Novaya Gazeta Europe in Lettonia, nonostante fosse stata dichiarata “organizzazione indesiderata” dalle autorità russe.

Con la chiusura di Novaya Gazeta si chiude un capitolo importante del giornalismo russo contemporaneo. “Abbiamo resistito finché abbiamo potuto”, conclude il comunicato dell’annuncio.

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